NASA heat map of earth

L’ultimo rapporto ONU avverte: abbiamo ancora 12 anni per salvare il Pianeta

Il termine ultimo per fare qualcosa per salvare il Pianeta è più vicina di quanto avevamo pensato. Secondo quanto emerge dal rapporto dell'ONU-IPCC "Riscaldamento globale a 1,5 gradi", discusso a Incheon in Corea del Sud i giorni scorsi, se continuiamo così, già nel 2030 supereremo gli 1,5 gradi di temperatura dovuti al riscaldamento globale fissati come limite massimo dagli accordi di Parigi.
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Il termine ultimo per fare qualcosa per salvare il Pianeta è più vicina di quanto avevamo pensato. Secondo quanto emerge dal rapporto dell'ONU-IPCC "Riscaldamento globale a 1,5 gradi", discusso a Incheon in Corea del Sud i giorni scorsi, se continuiamo così, già nel 2030 supereremo gli 1,5 gradi di temperatura dovuti al riscaldamento globale fissati come limite massimo dagli accordi di Parigi.

Ma cosa rischiamo che accada? L’aumento di 1,5 °C della temperatura comporterebbe, per esempio, un aumento significativo delle ondate di calore, in particolare ai tropici. Ma non è finita. A questa temperatura,  meno di un terzo della barriera corallina sopravvivrebbe. E se si dovesse andare oltre, sfiorando i 2 gradi di aumento della temperatura? Gli effetti sarebbero catastrofici: il 13% degli ecosistemi del pianeta verrebbero meno.

Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) - 91 ricercatori da 44 paesi, che hanno esaminato 6.000 studi in materia - ritiene che evitare che tutto ciò accada è ancora possibile. A patto che iniziamo, tutti, ad impegnarci seriamente in tre direzioni:

  1. tagliando le emissioni di gas serra, per esempio passando a energie rinnovabili e all’utilizzo massiccio di veicoli elettrici,
  2. rimuovendo la CO2 già presente in atmosfera potenziando la riforestazione, la cattura e lo stoccaggio del carbonio,
  3. riducendo l’impronta ecologica della nostra alimentazione, per esempio abbattendo i consumi di carne.

Parlando di numeri: per evitare di superare i limiti fissati dall’accordo di Parigi dovremmo iniziare subito a ridurre drasticamente, almeno del 49%, le emissioni e ad assorbire la CO2 esistente nell'atmosfera. In altre parole: dimezzare le emissioni da fonti fossili spingendo molto di più l’utilizzo di fonti rinnovabili come il solare.

“Senza un'azione aggressiva, il mondo potrebbe diventare un posto dove sarebbe quasi impossibile vivere per la maggior parte delle persone”, spiega a Nature Ove Hoegh-Guldberg, direttore del Global Change Institute presso l'Università del Queensland, in Australia.

vista verso l'alto di edifici altiAbbattere l’utilizzo delle fonti fossili è dunque centrale per salvarci da questo pericolo imminente, e in questo ambito la gestione del riscaldamento domestico è un aspetto decisivo. Secondo quanto era emerso un anno fa da uno studio del Politecnico di Milano condotto in 64 città italiane, il 64% della produzione di anidride carbonica deriverebbe proprio dai sistemi di riscaldamento degli edifici. Il traffico impatterebbe per il 10% e le attività industriali per il 26%.

Per non parlare della legna con cui alimentiamo caminetti e stufe. Secondo una ricerca italo-irlandese pubblicata in queste settimane su Nature Sustainability e condotta nell’area urbana di Dublino, il 70% del PM1 (i particolati ultrasottili e quindi più pericolosi per la nostra salute) proviene dall’utilizzo di lega e torba, contro il 30% rappresentato dagli altri combustibili, anche se solo il 10% dei dublinesi utilizza la legna e la torba come fonti di riscaldamento.

Ognuno di noi può fare qualcosa di concreto per invertire la rotta e il primo passo può essere proprio la scelta di rendere la tua casa sostenibile e al tempo stesso efficiente.

È semplice, bastano tre mosse: leggi come fare.

Fonti:

https://www.nature.com/articles/d41586-018-06876-2

https://www.nature.com/articles/s41893-018-0125-x

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